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La salute delle ossa passa anche dalla tavola

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Ogni anno, nel mondo, oltre 1,6 milioni di persone subisce una frattura del femore. All’incirca centomila soltanto in Italia. Un trend in costante crescita in tutti i Paesi avanzati. E che riguarda soprattutto le donne, come inevitabile conseguenza della maggiore diffusione dell’osteoporosi tra le signore più anziane. La prevenzione è un mosaico di azioni da intraprendere con decenni di anticipo. Uno dei tasselli più importanti per attutire la fragilità ossea, che è un processo non del tutto evitabile con il passare degli anni, è rappresentato dalla dieta. A ricordarlo diversi studi pubblicati nelle ultime settimane, da cui si possono evincere alcuni punti fermi.

Ossa più fragili se il peso corporeo è troppo basso o eccessivo

Secondo un lavoro diffuso ad agosto attraverso le pagine della rivista “BMC Medicine, il rischio di fratture del femore sarebbe più alto tra le donne vegetariane. Ipotesi implicitamente confermata anche da un altro studio, pubblicato su “Clinical Nutrition, che ha posto l’attenzione sull’importanza di un adeguato apporto di proteine nel corso di tutta la vita. E, nello specifico, della terza età. In questo caso il beneficio, in termini di riduzione delle probabilità di incorrere in una frattura del femore, è emerso soltanto nelle donne sottopeso. Un limite, sì. Ma che non altera il messaggio rivolto alla popolazione. Sia chi è in sovrappeso sia chi è sottopeso corre infatti un rischio maggiore di sviluppare una frattura del femore. Ma le persone più fragili, in questo senso, sono quelle molto magre, che hanno una densità minerale ossea più bassa. Aspetto che non si rileva invece tra chi è in sovrappeso o risulta obeso, che rischia invece in ragione delle più frequenti cadute.

I rischi di essere sottopeso nel corso della terza età

La dieta, nel caso degli anziani, è un mosaico molto complesso da comporre. Da un lato c’è la fisiologica tendenza a mangiare di meno. Ma chi vive a stretto contatto con queste persone, in famiglia come in un luogo di comunità, deve fare attenzione affinché questa riduzione non diventi rischiosa. Se non dettato da una dieta dimagrante, il dimagrimento nel corso della terza età va sempre indagato. Una perdita di peso rapida e involontaria può essere infatti la spia di un problema di salute importante: da un cancro a una demenza. E, in ogni caso, l’essere sottopeso nel corso della terza età è un fattore che concorre a peggiorare la prognosi di qualsiasi malattia. L’ultimo studio citato ha riconosciuto un effetto maggiormente protettivo determinato da consumi più elevati di e di caffè. Un aspetto che andrà ulteriormente indagato, ma sulle cui possibili cause i nutrizionisti dell’Università di Leeds che hanno firmato il lavoro avanzano un’ipotesi: “I polifenoli e i fitoestrogeni di cui queste due bevande sono ricche potrebbero aumentare l’attività degli osteoblasti e sopprimere quella degli osteoclasti“. Ovvero le cellule coinvolte rispettivamente nella sintesi e nella degradazione dell’osso. Risultato? Un aumento della densità minerale ossea e un ridotto rischio di frattura del femore.

 Sarcopenia prima causa di invalidità negli anziani

Centrale, nella dieta dell’anziano, è però soprattutto l’apporto delle proteine. I due lavori descritti, in questo senso, valgono come una conferma. Quando si parla di carenza di macronutrienti nell’anziano, invece, si fa quasi sempre riferimento alle proteine. Un apporto inadeguato è alla base dell’accentuarsi della sarcopenia, una condizione che in realtà inizia a comparire intorno alla quarta decade di vita: portando a una perdita di massa muscolare del 3-5 per cento entro i 50 anni e successivamente dell’1-2 per cento (ogni anno). Da questo andamento consegue che circa il 40 per cento delle persone dimezza il patrimonio muscolare entro i 75 anni: con ripercussioni notevoli sulle capacità motorie e sul livello di attività fisica. Nei casi più gravi, infatti, la sarcopenia compromette l’autonomia di movimento e l’equilibrio: al punto che anche portare a casa la spesa può diventare un azzardo. L’abbinamento tra queste conseguenze è alla base dell’aumentato rischio di cadute e di fratture correlate alla sarcopenia, che rappresentano la principale causa di invalidità e debolezza nell’anziano.

A tavola mai far mancare le proteine

Lo sviluppo di questa condizione ha un’origine multifattoriale che chiama in causa l’azione degli ormoni, il metabolismo delle proteine, la frequenza e l’attività fisica svolta, lo stress ossidativo e la comparsa di alterazioni neuromuscolari. Tutti elementi che vanno ad aggiungersi alla malnutrizione, ormai riconosciuta tra le cause della sarcopenia. Le recenti linee guida della Società Europea di Nutrizione Clinica e Metabolismo suggeriscono che un anziano dovrebbe ricavare ogni giorno attraverso la dieta almeno 30 chilocalorie per chilo di peso corporeo. A partire dai 60 anni, la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) raccomanda di assumere quotidianamente 1,1 grammo di proteine per chilo di peso corporeo (rispetto allo 0,9 indicato nel corso dell’età adulta). Ma in presenza di una malattia acuta o cronica, la quota proteica deve essere ulteriormente aumentata (1,2-1,5 grammi al giorno per chilo di peso corporeo).

Proteine: conta anche la qualità

Quanto alla suddivisione delle proteine tra i pasti, gli esperti raccomandano un’equa distribuzione tra colazione, pranzo e cena (sulla base del modello anglosassone) per ottimizzare lo stimolo sulla sintesi proteica muscolare. Le proteine di origine animale, grazie al più elevato apporto di amminoacidi essenziali, svolgono una maggior azione protettiva sulla perdita di massa e forza muscolare rispetto a quelle vegetali. Ciò vuol dire che la carne va consumata con una frequenza di 2-3 volte alla settimana, secondo le indicazioni già riportate (meglio le carni bianche rispetto a quelle rosse, limitare a casi eccezionali il consumo di salumi e insaccati). Intanto è comunque importante che la dieta dell’anziano garantisca apporti adeguati di pesce (per gli omega-3), latte e derivati (soprattutto per calcio e vitamina D) e di legumi. Legumi che, se abbinati ai cereali, rappresentano un ottimo piatto unico sia per il pranzo sia per la cena. Tutto ciò spiega quanto evidenziato dal confronto dei rischi di frattura sulla base delle diete seguite, che nel corso della terza età vede leggermente penalizzata quelle vegetariana e vegana (se non adeguatamente supplementate).

 

Per saperne di più:

Aiuta le tue ossa, ministero della Salute

Ossa più forti con la dieta mediterranea, Fondazione Umberto Veronesi

La salute in tavola: speciale terza età, Fondazione Umberto Veronesi

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