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Melanzane: benefici, proprietà e valori nutrizionali

Gli ultimi scampoli di estate ci permettono di portare ancora a tavola la melanzana, preparata in vari modi e sarà la protagonista della rubrica #unmesedi. Stiamo parlando di un ortaggio appartenente alla famiglia delle solanacee. Quello che portiamo a tavola è il frutto di questa pianta, che risulta ricco di acqua, vitamine, sali minerali e fibre. E, a fronte di un sapore deciso e che ben si combina con diversi, è poco calorico (20 chilocalorie per 100 grammi di parte edibile). Ne esistono di due tipi: a forma allungata o clavata o a forma ovoidale o tonda-ovale. Le prime hanno un sapore più intenso e marcato rispetto alle tonde. E, prima di cuocerle, vanno tagliate a pezzi e cosparse di sale fino e lasciate spurgare per due ore. Le seconde non hanno bisogno di essere spurgate, perché sono di sapore più delicato.

Il contenuto calorico molto basso deriva dall’elevata quantità di acqua (pari al 92 per cento del peso totale) che risulta presente all’interno delle melanzane. Fin qui, l’ingrediente di base. Ma l’apporto che può garantire alla nostra dieta varia in base al metodo di cottura. Le melanzane possono essere infatti fritte, per dare origine a dei piatti molto graditi agli italiani: come la parmigiana, la pasta alla norma, gli involtini e le cotolette. Oppure essere cotte in acqua o alla griglia, seguendo tecniche che non prevedono l’utilizzo di ulteriori grassi. Sul piano salutistico – è facile comprenderne il motivo – l’indicazione è quella di consumare le melanzane cotte con una di queste ultime modalità. Qui potrete trovare alcune ricette di facile preparazione.

Venendo ai micronutrienti che compongono questo ortaggio, balza all’occhio l’apporto di fibre e potassio. Elementi che concorrono a proteggere in primis l’intestino e l’apparato cardiovascolare (al crescere della quota di potassio, si riduce quella di sodio assorbita). Ma che, nell’ambito di una dieta complessivamente equilibrata, contribuiscono al mantenimento di un adeguato peso corporeo. Elemento chiave – come sappiamo e come avremo modo di ripetere a più riprese su questo blog – per ridurre il rischio di sviluppare un’ampia gamma di malattie. Da quelle cardiovascolari e cerebrovascolari (ictus, infarto) a quelle metaboliche (diabete, sindrome metabolica). Senza trascurare almeno una dozzina di tumori: quelli che possono colpire l’apparato digerente, ma non solo. Le melanzane presentano anche un buon contenuto di vitamine del gruppo B: niacina (fondamentale per il processo di respirazione cellulare) e acido pantotenico (utile nel metabolismo dei nutrienti). E di antocianine, preziosi antiossidanti che si trovano soprattutto nella buccia (da qui il consiglio di non sbucciarle) e che conferiscono alle forme più diffuse dell’ortaggio il classico colore viola.

Quando si parla delle proprietà nutrizionali di questo alimento, una delle domande più ricorrenti riguarda il suo contenuto in solanina. Si tratta di un composto tossico presente in ogni parte della pianta – comprese foglie, frutti e radici – e sintetizzato in quanto elemento di difesa da funghi e insetti. Il composto viene degradato soltanto a cotture superiori ai 200 gradi, che non si raggiungono nemmeno con la frittura. Anche per questa ragione le melanzane non si consumano crude. Ma non per questo occorre stimolare il ricorso alla frittura. Né tantomeno evitare di consumare le melanzane per proteggersi dalla solanina. Quella contenuta nel frutto è infatti una quantità sempre al di sotto della soglia di sicurezza per l’uomo.  

Per saperne di più:

La prevenzione a tavola parte da una dieta varia ed equilibrata

Le solanacee in cucina fanno bene o male? – Fondazione Umberto Veronesi

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