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La scuola aiuta i bambini a mangiare sano

La ripresa dell’anno scolastico segna anche il ripristino – anche se per molti: non per tutti – di un’altra sana abitudine. Oggi desidero parlarvi di quanto bene faccia ai bambini consumare almeno un pasto al giorno a scuola. Un servizio che ha un alto valore sociale, ma anche di salute.

Il pranzo con i compagni di classe infatti non è solo un importante momento di socializzazione, ma costituisce anche la garanzia di un pasto adeguato almeno una volta al giorno per molti giovani che provengono da contesti socioeconomici disagiati. Inoltre questo servizio permette agli alunni di frequentare la scuola anche in orario pomeridiano. Un’opportunità fondamentale soprattutto per gli studenti che vivono nelle aree interne del Paese, in cui i collegamenti sono più difficili e l’offerta didattica è spesso limitata. Quanto alla componente di salute, i menù utilizzati nelle scuole (dal nido in avanti) vengono redatti da medici, nutrizionisti e dietisti delle aziende sanitarie locali. E sono pertanto strutturati in maniera varia ed equilibrata, con l’obbiettivo di portare i bambini a scoprire nuovi alimenti e a privilegiare la stagionalità. Senza per questo penalizzare il gusto.

Educare fin da subito i bambini – e, prima ancora, le loro famiglie – a seguire una dieta varia ed equilibrata equivale a porre le fondamenta per avere adulti più sani, meno esposti al rischio di veder deteriorarsi il proprio metabolismo e di sviluppare malattie cardiovascolari. Un aspetto noto alla comunità scientifica, che da tempo rimarca l’impatto delle scelte compiute nei primi mille giorni di vita di un bambino (dalla gravidanza fino ai due anni di età) sulla salute futura. E che è stato confermato pochi anni fa da un gruppo di ricercatori finlandesi, i primi a registrare i benefici di un programma di educazione alimentare rivolto a genitori e figli durato vent’anni. I risultati da loro raccolti – pubblicati sulla rivista “The Lancet Child & Adolescent Health” (il link allo studio è riportato tra le fonti) – hanno evidenziato che un programma di supporto nutrizionale rivolto all’intera famiglia concorre a definire un percorso di crescita in salute non soltanto nel corso dell’infanzia, ma anche dell’adolescenza e dell’età adulta.

Aspetti che confermano come l’educazione alimentare lasci un segno per la vita. E quanto più precoce è l’intervento nutrizionale, minori sono i rischi che un bambino corre di crescere in un contesto “obesogeno”: ovvero in grado di predisporre all’insorgenza del sovrappeso e dell’obesità. E a cui – posso dirlo, con orgoglio – ho sempre creduto e dato seguito nelle diverse attività condotte negli anni. A partire da “Bimbi in cucina, Mamme in classe”, un format ideato con Fondazione Umberto Veronesi con l’obbiettivo di far crescere la consapevolezza sul ruolo che l’alimentazione ha sulla nostra salute. Tanto nei bambini quanto tra i genitori.

In un’epoca in cui le scelte alimentari dei più piccoli vengono poste sempre più a rischio dalla pervasività della pubblicità attraverso i social network, la mensa può perciò rappresentare un elemento decisivo per migliorare le possibilità di apprendimento degli studenti che vivono in queste zone. A maggior in questa fase storica, con due anni alle spalle caratterizzati da una frequenza a singhiozzo e dall’aumento dei tassi di sedentarietà. E, di conseguenza, dall’aumento di peso. A patto, naturalmente, di garantirne l’accesso in maniera omogenea. Cosa che in Italia, in realtà, non sempre accade.

Come documentato dall’Organizzazione No Profit Con i Bambini e da Openpolis, si passa dal 60 per cento della Valle d’Aosta, della Toscana, del Friuli Venezia Giulia e del Piemonte a meno del 20 per cento in diverse Regioni meridionali. E anche Save the Children, in questi giorni, ci ricorda come “i primi passi necessari per affrontare le disuguaglianze educative sono il servizio di mensa e il tempo pieno per tutti”. Pena, in alternativa, un divario intollerabile, che finisce per punire la generazione più indifesa. I bambini, per questo, non ci ringrazieranno.

Per saperne di più:

Effects of 20-year infancy-onset dietary counselling on cardiometabolic risk factors in the Special Turku Coronary Risk Factor Intervention Project (STRIP): 6-year post-intervention follow-up, The Lancet Child & Adolescent Health

Bimbi in cucina a scuola di salute – Fondazione Umberto Veronesi

Educazione alimentare – ministero dell’Istruzione

Cosa dovrebbero mangiare i nostri figli a scuola? – Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica

La salute in tavola – Speciale infanzia e adolescenza – Il quaderno di Fondazione Umberto Veronesi

L’importanza delle mense scolastiche nelle aree interne – Openpolis/Con i Bambini

Alla ricerca del tempo perduto – Save the Children

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