Inquinamento indoor: prendiamoci cura dell’aria di casa

Inquinamento indoor: prendiamoci cura dell’aria di casa

In collaborazione con Dyson

Amici, lo sapete, quest’anno mi sono appassionato al tema dell’inquinamento indoor e grazie a Dyson, che mi ha aiutato nella mia ricerca, ho scoperto quanto è importante l’aria che respiriamo in casa (e in generale negli spazi chiusi) per il nostro benessere e cosa possiamo fare per migliorarne la qualità.

In questo video ho voluto fare una sintesi sull’argomento e rispondere alle vostre domande più frequenti. Cosa intendiamo per inquinamento indoor? Come si combatte in cucina? Da dove provengono gli inquinanti?

E grazie all’ultimo nato di casa Dyson, Pure Humidify+Cool che combina in un solo dispositivo purificatore, ventilatore e umidificatore, ho potuto approfondire come anche il raffreddamento e il riscaldamento influenzano la qualità dell’aria che respiriamo nelle nostre case. Vi spiego perché!

Inquinamento indoor: prendiamoci cura dell’aria di casa

Inquinamento indoor: prendiamoci cura dell’aria di casa
in collaborazione con Dyson

Amici, nelle ultime settimane mi sono spesso occupato di inquinamento indoor. Un argomento che mi appassiona da tempo e che nell’ultimo periodo ho voluto approfondire. Sono decenni ormai che si è sviluppata nel mondo scientifico e nell’opinione pubblica una giusta attenzione nei confronti dell’inquinamento atmosferico (outdoor), ma la stessa attenzione deve essere dedicata anche ai livelli di inquinamento degli ambienti domestici che dipendono moltissimo dalle abitudini degli occupanti e dalle azioni che si intraprendono per ridurre le emissioni e purificare l’ambiente.

Ad aiutarmi in questa ricerca è intervenuto Dyson, che grazie ai suoi purificatori e alla sua tecnologia, mi ha fatto toccare con mano l’importanza della qualità dell’aria in casa. Il suo purificatore, con tecnologia Cryptomic, rileva e rimuove particelle ultrafini, odori e gas, distrugge la formaldeide e il suo “dialogo” on la APP Dyson Link mi consente di monitorare i livelli di inquinamento interno ed esterno e di avere una costante gestione di temperatura e umidità. A livello pratico mi ha soprattutto permesso di adattare l’azione del purificatore alle esigenze della mia casa (perché ogni casa è diversa) e della mia vita (perché l’inquinamento indoor dipende anche dalle specifiche abitudine degli abitanti).

Avendo la cucina e la zona living in un unico ambiente, ad esempio, ho scoperto come gli orari più critici siano quelli della preparazione del pranzo e della cena e, grazie all’accensione automatica, posso programmare il purificatore in questi orari automaticamente, senza doverci pensare.

Nella zona notte, invece, mi ha aiutato a soddisfare la necessità, oltre che di purificare l’aria, di riscaldare l’ambiente (non avendo altre fonti di calore al primo piano). Il purificatore termoventilatore Dyson Pure Hot+Cool Cryptomic mi ha consentito di avere in un’unica soluzione il controllo su entrambi questi aspetti, preferendo il suo uso rispetto al tradizionale condizionatore a pompa di calore. Per tutta la stagione invernale, fino all’arrivo dei primi caldi, ho potuto monitorare da remoto la qualità dell’aria, temperatura e umidità, intervenendo in tempo reale.

Grazie alla programmazione ho attivato la funzione di termoventilazione due o tre ore la sera e un’oretta al mattino al risveglio, lasciando in automatico il tipo di ventilazione e la velocità, per regolare così anche il rumore. Un altro vantaggio è il suo essere leggero e maneggevole, cosa che mi consente di spostarlo facilmente all’occorrenza. Inoltre, ora che le temperature iniziano a salire, posso utilizzare anche la funzione di raffrescamento.

Soprattutto però questi mesi, complice anche il dover restare a casa tutto il tempo, mi hanno insegnato ad indagare la qualità dell’ambiente indoor e mi hanno fatto scoprire come anche le più comuni attività quotidiane possono produrre inquinanti. La cucina ad esempio, ma non solo. Anche l’uso di deodoranti, profumi e detersivi produce particelle COV (Composti Organici Volatili). Naturalmente non possiamo smettere di cucinare o di pulire e, altra cosa che ho imparato, non sempre basta aprire la finestra per “pulire” l’aria di casa (cosa che può comportare l’ingresso di inquinanti esterni nell’ambiente interno).

Insomma, dobbiamo imparare a prenderci cura dell’aria che respiriamo in casa, così come ci prendiamo cura del nostro corpo e con la stessa attenzione e la stessa preoccupazione che abbiamo per l’inquinamento atmosferico. Perché negli spazi chiusi (e quindi non solo la casa ma anche uffici e luoghi di lavoro) trascorriamo fino al 90% del nostro tempo e dobbiamo fare in modo di trascorrerlo al meglio!

Fonti:

www.salute.gov.it

www.isprambiente.gov.it

www.fondazioneveronesi.it

www.fondazioneveronesi.it

Inquinamento indoor: per una migliore qualitĂ  di vita

Inquinamento indoor: per una migliore qualitĂ  di vita
in collaborazione con Dyson

Negli ultimi anni la qualità dell’aria indoor è stata finalmente riconosciuta come obiettivo imprescindibile di una strategia integrata relativa all’inquinamento atmosferico nel suo complesso. Basti pensare che nel 2000 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tramite il documento del “The Right to Healthy Indoor Air”, ha riconosciuto una salutare aria indoor come un diritto umano fondamentale.

Sono rimasto senza parole quando ho scoperto quanto possiamo inquinarci restando a casa e mai come in questo periodo quando, come tutti, ho passato quasi tutto il mio tempo in casa, ho scelto di respirare bene! Pensate che in Italia, secondo una ricerca condotta nel 1998 su un campione di popolazione di Milano, nei giorni feriali la popolazione impiegata in ufficio trascorre in media il 59% del tempo a casa, il 35% in ufficio ed il 6 % nei tragitti casa-ufficio [Carrer et al., 2000].

Per alcuni gruppi di persone come bambini, anziani, e malati la percentuale di tempo trascorsa in casa è ancora più alta. Un altro studio del 1998, condotto nel Delta del Po ha dimostrato che le persone trascorrono l’84% del loro tempo giornaliero all’interno di ambienti confinati (di cui il 64% in casa), il 3,6% in transito e solo il 12% all’aperto [Simoni et al., 1998].

Nonostante questo, però, c’è ancora molta strada da fare in termini di consapevolezza. Secondo una ricerca condotta da Toluna per Dyson su un campione di abitanti del Nord Italia, 1 persona su 2 ritiene la qualità dell’aria in casa migliore di quella esterna e solo il 14% del campione mostra di comprendere gli effetti dell’inquinamento domestico sul benessere. Funghi, muffe e odori non sono percepiti come particolarmente rilevanti, mentre fumo di sigaretta e polveri sottili – considerati come pericolosi soprattutto nelle grandi città – non sono ritenuti diffusi all’interno degli spazi indoor. Solo la cucina sembra essere l’ambiente che desta più preoccupazione, soprattutto per i cattivi odori.

Nella nostra zona living invece la parola d’ordine è relax, quanto è bello ma quanto c’è di vero?  Facciamo un po’ di chiarezza. Secondo gli scienziati che si occupano di inquinamento indoor gli inquinanti provenienti dall’esterno si sommano ad altre sostanze che si sprigionano da oggetti di uso comune, come pitture, mobili e tende.  La qualità di colorazione, il tipo di materiale scelto: tutto influenza la nostra qualità di vita e di respiro!

I materiali utilizzati per la costruzione e l’arredamento possono quindi rappresentare una importante fonte di inquinamento indoor. Il problema delle emissioni perdura durante tutto il ciclo di vita utile dell’edificio. Subito dopo il completamento dell’edificio vi è il rischio di grandi quantitĂ  di COV dai materiali sintetici nuovi. Tale rischio diminuisce con il passare dei mesi, ma contemporaneamente inizia il degrado fisiologico dell’edificio e quindi il rilascio di altre sostanze pericolose, come l’amianto (ancora presente in ambito residenziale).

Altre potenziali fonti indoor di inquinamento sono i prodotti per la pulizia e la manutenzione della casa, i prodotti antiparassitari e l’uso di colle, adesivi, solventi etc. Inoltre, possono determinare un’emissione importante di sostanze inquinanti l’utilizzo di strumenti di lavoro quali stampanti, plotter e fotocopiatrici e prodotti per l’hobbistica (es. colle).

Gli impianti di condizionamento a loro volta possono rappresentare fonti di inquinamento biologico o chimico specie se mal progettati, in cattivo stato di pulizia e manutenzione. Inoltre, colonie di microrganismi possono annidarsi e moltiplicarsi negli impianti in cui vi è presenza di acqua, per lo più stagnante, come appunto i condizionatori o gli umidificatori, i vaporizzatori, i sistemi di riscaldamento, i frigoriferi autosbrinanti, gli impianti idrici.

In questa ricerca Dyson mi è stata di grande aiuto, perché grazie all’utilizzo dei suoi purificatori e della sua tecnologia ho potuto provare in prima persona quanto possiamo migliorare l’aria degli ambienti in cui viviamo. Il purificatore Dyson Cryptomic è in grado di rilevare e rimuovere particelle ultrafini, odori e gas e di distruggere la formaldeide in maniera continua, un inquinante emesso da moltissimi articoli di uso quotidiano, come prodotti in legno pressato, antisettici e detergenti, tappeti, tessuti stampati, sigarette, cosmetici, pitture e vernici, che possono continuare ad emetterla anche per anni.

La cosa che però mi è stata più utile è poter monitorare la qualità e  i cambiamenti dell’aria di casa direttamente dallo schermo LCD del purificatore e, in maniera più approfondita, grazie all’App Dyson Link. Con questa posso monitorare l’inquinamento interno ed esterno, la temperatura e il livello di umidità, controllare lo stato del purificatore e ricostruire dei grafici con l’andamento della qualità dell’aria in casa nei giorni precedenti. Insomma, una vera e propria analisi approfondita dell’aria che respiro, che mi ha permesso di scoprire gli orari più critici (nel caso della mia zona living, essendo uno spazio comune con la cucina, sono soprattutto il momento di preparazione del pranzo e della cena), oppure come aprire la finestra a volte comporti l’ingresso di inquinanti esterni nell’ambiente interno.

Il costante monitoraggio dell’aria mi ha fatto capire, non solo in teoria ma anche nella quotidianità, come una miglior qualità dell’aria sia ormai un aspetto indispensabile per il nostro benessere e influenza in maniera determinante la nostra qualità di vita in generale!

Fonti:

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4389&area=indor&menu=vuoto

http://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00010300/10392-rapporto-117-2010.pdf/

https://www.fondazioneveronesi.it/la-fondazione/news-dalla-fondazione/linquinamento-indoor-un-nuovo-volume-per-imparare-a-tutelare-laria-che-respiriamo

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/tools-della-salute/download/i-manuali/inquinamento-e-salute

Inquinamento indoor: attenzione alla cucina

Inquinamento indoor: attenzione alla cucina
in collaborazione con Dyson

Amici, oggi voglio parlavi di un argomento che mi ha appassionato negli ultimi mesi e che ho voluto approfondire: l’inquinamento indoor. Piccola premessa, con ambiente indoor si intende:

  • le abitazioni,
  • gli uffici pubblici e privati,
  • le strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche, etc.),
  • locali destinati ad attivitaĚ€ ricreative e/o sociali (cinema, bar, ristoranti, negozi, strutture sportive, etc.)
  • mezzi di trasporto pubblici e/o privati (auto, treno, aereo, nave, etc.).

Documentandomi un po’, sul portale di Fondazione Veronesi, su quello di Humanitas e studiando la bibliografia scientifica in merito, sono rimasto senza parole quando ho scoperto quanto possiamo inquinare restando a casa e mai come in questo periodo di quarantena, ho scelto di respirare bene!

Avete mai pensato, ad esempio, che quando apriamo le finestre per “cambiare” aria, in quello stesso momento stiamo inquinando la nostra casa dolce casa? Ovviamente dipende da dove abitiamo, dal traffico e dall’orario, però ho avuto modo di verificarlo ed è proprio cosi (e non vivo accanto alla tangenziale di Milano).

Come potete immaginare, l’ambiente che per primo mi ha interessato è la cucina e i comportamenti che più favoriscono l’inquinamento indoor. Fra le attività casalinghe che meritano attenzione, la cottura dei cibi è particolarmente rilevante, perché sprigiona quantità importanti di sostanze ed è pertanto responsabile di una quota significativa dell’inquinamento indoor. Questa quota varia a seconda delle abitudini di ciascuno; tuttavia, anche soltanto accendere i fornelli produce inquinamento.

I principali inquinanti che possono essere emessi in cucina provengono:

  • Dai fornelli a gas: biossido di azoto (NO2), monossido di carbonio (CO), polveri sottili, formaldeide.
  • Dalle resistenze elettriche di forni e tostapane: polveri sottili.
  • Dai cibi in cottura (soprattutto alle alte temperature): acroleina, idrocarburi policiclici aromatici, polveri sottili.

Soluzioni

Ovviamente smettere di cucinare in casa non è una soluzione. Piuttosto, alcune attenzioni possono ridurre in modo significativo le concentrazioni nell’aria delle sostanze nocive, limitando le emissioni oppure favorendo il ricircolo dell’aria e, quindi, l’eliminazione degli inquinanti dall’ambiente. Vediamole insieme.

Utilizzare cappe per l’aspirazione dei fumi

Le cappe consentono di rimuovere una quota anche rilevante dell’inquinamento, ma il beneficio varia a seconda del modello. Le cappe aspiranti sono certamente più efficaci di quelle filtranti, soprattutto se sono ampie.

Preferire i fornelli posti posteriormente

I fumi emessi dai fuochi posteriori vengono catturati meglio rispetto a quelli emessi dai fuochi anteriori.

 Aprire la finestra quando si cucina

Passare dal fornello a gas a quello elettrico fa calare del 51% i livelli di NO2 in cucina, a distanza di tre mesi

Usare purificatori con filtro Hepa

Uno studio della Johns Hopkins University di Baltimora (USA) ha verificato che l’uso di purificatori con filtro HEPA e carboni attivi riduce del 19% la concentrazione di NO2 in cucina. A questo proposito Dyson mi è venuto in aiuto guidandomi in questa ricerca e facendomi “toccare con mano” come l’utilizzo di purificatori di aria all’avanguardia possa migliorare gli ambienti in cui viviamo. La tecnologia Dyson Cryptomic oltre a filtrare pollini, muffe e batteri e ad eliminare gas come diossido di azoto e benzene, cattura e distrugge la formaldeide, un inquinante emesso da oggetti molto comuni in tutte le nostre case, come mobili d’arredo o dispositivi elettronici.  Grazie alla App Dyson Link poi posso monitorare la qualità dell’aria di casa, temperatura, umidità. Ho trovato molto utile poi la possibilità di programmare l’accensione automatica, di solito lo faccio due volte al giorno, la mattina dalle sette alle nove per fare colazione in un’ambiente più salubre e la sera dalle 19 alle 21 quando preparo la cena (in questi giorni di quarantena anche quando preparo il pranzo, dalle 11 alle 13). L’analisi dell’aria mi ha fatto capire come ci sono momenti più critici, anche in relazione ai metodi di cottura (quando tosto la frutta secca ad esempio, o il pane o cucino il pesce alla piastra). Inoltre, altro aspetto fondamentale, in questo modo riesco ad eliminare gli odori in cucina.

Infine, aspetto molto importante, la qualitĂ  dell’aria che respiriamo dipende anche da cosa mangiamo. Un numero crescente di studi dimostra che alcuni cibi contrastano i danni dell’inquinamento, sia di quello indoor che di quello esterno. Per esempio, broccoli, cavoli e cavolini di Bruxelles hanno un potente effetto detox, perchĂ© aiutano a eliminare le sostanze tossiche che tendono ad accumularsi nell’organismo di chi respira un’aria non buona. Un’azione simile, anche se meno potente, è esercitata dal riso, che è blandamente diuretico. Gli antiossidanti contenuti nel pesce, nella frutta e un po’ in tutta la verdura, contrastano invece le infiammazioni generate dal contatto con le polveri sottili e le altre sostanze che sporcano l’aria.

Per limitare i danni, si sono dimostrate utili la vitamina C (presente negli agrumi, nei kiwi e in molte verdure), la E, abbondante nella frutta secca e nei cereali integrali, e il licopene dei pomodori. Anche la vitamina D ha un effetto protettivo; è contenuta in alimenti di origine animale come il latte, il pesce e le uova. I prodotti ittici, infine, difendono dallo smog e utili sono anche alcune vitamine del gruppo B presenti nei legumi, nelle banane, nei latticini e nella carne rossa, così come per l’acido folico, che si trova nelle verdure a foglia verde e in altri ortaggi.

Insomma, ciò che mangiamo e come lo prepariamo contribuisce al nostro benessere allo stesso modo dell’aria che respiriamo. E per noi che apparteniamo alla cosiddetta “Generazione Indoor” e trascorriamo fino al 90% del nostro tempo in spazi chiusi è importante prendersi cura dell’aria nelle nostre case come di tutti gli aspetti che determinano la qualità delle nostre vite.

Fonti:

www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4389&area=indor&menu=vuoto

www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00010300/10392-rapporto-117-2010.pdf/

www.fondazioneveronesi.it/la-fondazione/news-dalla-fondazione/linquinamento-indoor-un-nuovo-volume-per-imparare-a-tutelare-laria-che-respiriamo

www.fondazioneveronesi.it/magazine/tools-della-salute/download/i-manuali/inquinamento-e-salute

http://old.iss.it/indo/

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