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Quali bevande dare ai nostri figli nei primi anni di vita?

donna che tiene bimbo che beve dal biberon

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Ok l’acqua, si può però aggiungere anche qualcos’altro? Il latte sì, ma fino a quanti anni è necessario? E può eventualmente essere sostituito da altre bevande? Come comportarsi di fronte alle richieste di consumare quelle zuccherate? Di queste domande, sono piene le giornate dei pediatri. Non soltanto di cibo, d’altra parte, è fatta la dieta di ognuno di noi. Compresa quella dei bambini. Un ruolo importante (ai fini della salute) e di peso crescente (considerando il ruolo della pubblicità) lo hanno anche le bevande che consumiamo: nel caso dei bambini, spesso protagoniste dei messaggi promozionali veicolati attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali e (sempre più spesso) i social network. Ma l’evidenza scientifica in questo caso ha il merito di riportare il confronto sui binari della semplicità. Acqua e latte vaccino: non ci sono altri liquidi di cui un bambino ha necessità nei primi tre anni di vita.

Acqua ai neonati: da quando somministrarla?

Un aspetto a molti ignoto – almeno fino a quando non sono chiamati a confrontarsi con un pediatra – riguarda il tema dell’idratazione di un neonato. Chiariamolo subito: i bambini allattati al seno non hanno bisogno di bere anche acqua. Il latte materno è completo e fornisce tutto ciò di cui un neonato ha bisogno nei primi mesi di vita. Oltre che inutile, la somministrazione di acqua attraverso un biberon prima dell’inizio del percorso di alimentazione complementare è anche sconsigliata: rischierebbe di riempire lo stomaco del neonato e stimolare un falso senso di sazietà che potrebbe condizionare la frequenza delle poppate. La storia cambia invece con l’introduzione dei primi cibi solidi, che di solito avviene a partire dai sei mesi di vita. Durante o subito dopo le pappe è consigliabile dare dell’acqua al bambino: prima con il biberon e poi gradualmente con un bicchiere per bambini. All’inizio è importante fare attenzioni alle dosi, cercando di non superare la soglia dei 30 millilitri per sorso. E al tipo di acqua: quella di rubinetto è da evitare in questa fase, il consiglio e di acquistare una qualsiasi acqua oligominerale (con un basso residuo fisso). In generale i bambini vanno comunque stimolati a bere, poiché (al pari degli anziani) spesso avvertono la sete in ritardo, quando la disidratazione potrebbe aver già creato un problema all’organismo.

Quale latte scegliere dopo l’allattamento al seno?

Il consumo di acqua deve crescere gradualmente nel corso dell’infanzia: raddoppiando all’incirca tra il primo (800 millilitri) e il quinto anno di vita (1.600 millilitri). Con il tempo, se un bambino è stato allattato al seno, si pone però anche la scelta del latte da consumare. A partire dall’anno di vita, se si è concluso l’allattamento al seno, il bambino può consumare latte vaccino. Oltre i 3, invece, gli esperti consigliano di preferire un latte meno grasso (scremato o parzialmente scremato). Nella dieta, a questo punto, possono essere inseriti anche i succhi di frutta (senza zuccheri aggiunti), le spremute d’arancia e le centrifughe (mezzo bicchiere al giorno): ricordando comunque che sarebbe ideale soddisfare questo fabbisogno ricorrendo alla frutta intera.

Bevande zuccherate: meglio evitare, ma senza dogmi

E le bevande zuccherate? Fonte di calorie vuote (superficiali e non in grado di indurre sazietà nel consumatore), il loro consumo andrebbe ridotto al minimo (se non azzerato) in tutte le fasce della popolazione. Questo perché, soprattutto nei Paesi anglosassoni, si è visto che il loro apporto regolare nella dieta rappresenta una delle cause di sviluppo di sovrappeso e obesità. Un problema sentito anche nell’età infantile, dal momento che il primo approccio con questi prodotti avviene soprattutto in questi anni. Al di là delle linee guida, come comportarsi con un figlio? L’astensione è la strada da seguire nei primi 4-5 anni di vita. Da quel momento in avanti, invece, occorre calibrare i comportamenti educativi. Un bambino trae innanzitutto esempio dai genitori. Motivo per cui il primo passo spetta ai genitori, che devono evitare di consumare questi prodotti con regolarità tra le mura domestiche. Se un figlio chiede di bere un bicchiere di bevanda gassata durante una festa, invece, è consigliabile essere più malleabili. Il rischio, diversamente, è quello di favorirne l’isolamento. E di sortire peraltro un effetto contrario, determinando un aumento del desiderio di quella bevanda che invece potrebbe essere annullato con un consumo modesto e occasionale.

Bevande vegetali: mai come sostituto nei primi mesi di vita

Nel corso dell’età infantile sta crescendo anche la diffusione dei consumi di bevande di origine vegetale (nate come surrogato per le persone con allergia alle proteine del latte vaccino). Si tratta dei cosiddetti latti, che tali però non sono. Non a caso, a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia Europea, da cinque anni non è più possibile usare questa dicitura per tutti i derivati di origine vegetale. E gli esperti raccomandano di non utilizzarli mai nel primo anno di vita, come possibile sostitutivo del latte materno. I cosiddetti latti di riso, soia e avena hanno infatti un contenuto proteico di molto inferiore a quello del latte vaccino. Ma a difettare sono anche diversi micronutrienti: il calcio, il ferro, le vitamine B12 e D. Molecole senza le quali un organismo può andare incontro a un ritardo di crescita, ridotto aumento di peso, comparsa di anemia e tendenza a sviluppare calcoli renali. Lo scenario cambia invece nel momento in cui nella dieta di un bambino fanno capolino anche i cibi solidi. In questi casi, come riportato in un articolo pubblicato sul Magazine di Fondazione Umberto Veronesi, «se non si prosegue con l’allattamento al seno e si escludono le alternative di origine animale, si può ricorrere a latti in formula a base di proteine vegetali specifici per i bambini, con le integrazioni di vitamine A, B12 (anche nella dieta della mamma, durante l’allattamento al seno, ndr) e D, del calcio, dell’acido folico, del ferro,  dello zinco e degli acidi grassi omega 3 (DHA e EPA)».

Bevande alcoliche: nessuna deroga fino ai 18 anni

Sul fronte delle bevande alcoliche, naturalmente, vige il divieto assoluto. L’evidenza scientifica ha nel tempo guidato anche l’introduzione delle prescrizioni legislative. Fino al raggiungimento della maggior età, i ragazzi non dovrebbero bere nemmeno un bicchiere di qualunque bevanda alcolica al giorno. Ma il consiglio (il divieto di somministrazione di bevande alcoliche decade col raggiungimento della maggiore età) di non bere va in realtà esteso almeno fino ai 21 anni. Questo perché l’etanolo interferisce con il normale sviluppo cerebrale, che in alcuni casi può completarsi anche dopo la soglia dei 18. Oltre ai rischi acuti legati al consumo di alcolici (violenze fisiche e incidenti stradali), l’alcol ha effetti tossici su diversi organi (oltre il cervello) e apparati (fegato, pancreas, reni). Altri problemi indotti nel tempo dal consumo di alcolici durante l’adolescenza sono il sovrappeso o dell’obesità, che diventano condizioni più probabili in presenza di persistenti ed elevati introiti di calorie. E fattori di rischio anche per l’insorgenza di diversi tumori, per cui occorre tenere presente anche il rischio oncologico legato direttamente all’etanolo (cancerogeno di tipo 1, secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro).

 

Per saperne di più:

Recommend Breast Milk, Infant Formula, Water and Plain Milk for Babies and Kids, Healthy Eating Research

Succhi di frutta 100% e sana alimentazione, Società Italiana di Nutrizione Umana

Il quaderno sullo svezzamento e la prima infanzia, Fondazione Umberto Veronesi

Codice Europeo contro il Cancro, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC)

L’informazione sull’alcol e la prevenzione dei tumori, Fondazione Umberto Veronesi

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