Meno sale, più salute

Meno sale, più salute
In Italia il consumo medio giornaliero di sale è di 10,6 g negli uomini e di 8,2 g nelle donne, ben superiore a quello raccomandato ovvero 5 g, pari a 2 g di sodio (come indicato dall’OMS). E’ importante quindi avvicinarsi al mondo del non sale in cucina, provando modi alternativi per insaporire il cibo. Tra le patologie portate dal sale troviamo l’ipertensione, malattie cardiovascolari, obesità, osteoporosi e cancro. Il sodio in particolare attiva l’angiotensina, una proteina che stimola la vasocostrizione aumentando quindi la pressione sanguigna. Attenzione però, non basta ridurre l’uso del sale a tavola (e scegliete comunque sempre quello iodato!). La maggior parte di sale che introduciamo nella nostra dieta, infatti, proviene dai prodotti che acquistiamo. Anche gli alimenti che naturalmente sono poveri di sale subiscono trattamenti di trasformazione per renderli più salati.  E’ fondamentale quindi imparare a leggere bene le etichette, dove devono essere riportati, in ordine decrescente, gli ingredienti, e scegliere i prodotti a basso contenuto di sale, cioè inferiore a 0.3 grammi per 100 g (corrispondenti a 0.12 g di sodio). Per approfondire: Cinque grammi in più danneggiano il cuore Guadagnare salute, X Settimana mondiale per la riduzione del consumo di sale

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16 commenti su “Meno sale, più salute”

  1. Ciao Marco, da qualche mese stiamo mangiando il sale rosa dell’Himalaya. Ritieni sia una buona scelta rispetto al sale marino?
    Grazie e complimenti.
    Luca e Mary

    Rispondi
  2. E cosa ne pensi, quindi, del sistema x depurare l’intestino che prevede di bere due bottiglie di acqua salata all’1% in circa quattro ore??? Pericoloso??

    Rispondi
  3. Ho tolto completamente il sale aggiunto dalla mia dieta, su consiglio di un biologo nutrizionista. Mi viene però il dubbio di non consumare abbastanza iodio.. è un rischio concreto? C’è modo di integrare lo iodio senza utilizzare il sale iodato?

    Rispondi

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