Il decalogo della prevenzione: limitare i cibi raffinati e le bevande zuccherate

Il decalogo della prevenzione: limitare i cibi raffinati e le bevande zuccherate
in collaborazione con UniSalute

Amici oggi torniamo a parlare di prevenzione e lo facciamo insieme ad UniSalute, all’interno di un progetto per la tutela della nostra salute. Un progetto rivolto in particolare alle donne (ma non solo) fatto di consigli utili e di piccole pratiche quotidiane per prendersi cura del nostro benessere, come l’importanza di tenere sotto controllo il peso e di evitare una vita sedentaria. Parlando di alimentazione abbiamo invece affrontato quella che per me è la regola fondamentale: introdurre nella nostra dieta sempre più frutta e verdura. Oggi invece voglio parlarvi di un altro principio fondamentale: limitare i cibi grassi ed evitare le bevande zuccherate.

In generale sono da considerare ad alta intensità calorica i cibi industrialmente raffinati, ovvero gli alimenti che vengono sottoposti a trattamenti di conservazione, con additivi e prodotti chimici, di solito a base di zuccheri e amidi raffinati, farina 00, sale, grassi idrogenati, spesso con l’aggiunta di fosfati per dare più sapore. Molti studi ormai dimostrano come l’assunzione regolare di questi cibi aumenta il rischio di tumore ed è associato a patologie cardiovascolari (ipertensione, angina, infarto del miocardio), diabete e sindrome metabolica, tra i fattori di rischio del tumore al seno.

Per questo è opportuno limitarne il consumo regolare: una volta ogni tanto uno strappo alla regola è consentito, ma non quotidianamente e sempre comunque associato alla frutta e alla verdura e all’attività fisica.

Da evitare invece il consumo di bevande gasate e zuccherate, perché forniscono troppe calorie senza però aumentare il senso di sazietà, oltre a favorire obesità e sovrappeso.

A proposito delle calorie, è importante anche ricordare che l’obesità e il sovrappeso rappresentano un fattore a rischio per quanto riguarda il tumore al seno, soprattutto dopo la menopausa. Questo perché il tessuto adiposo è produttore di estrogeni che ne aumentano il rischio e incidendo anche su recidività e risposta alle terapie.

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